Educazione non formale: la nuova legge riconosce il valore di oratori e Terzo settore

Educazione non formale: la nuova legge riconosce il valore di oratori e Terzo settore

Con l’approvazione definitiva della legge delega per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, l’ordinamento italiano compie un passo significativo nel riconoscimento del valore educativo delle esperienze che si sviluppano al di fuori dei percorsi scolastici, come quelle promosse da oratori, centri estivi, associazioni, enti del Terzo settore e altre realtà educative presenti nei territori. Per la prima volta viene definita una cornice normativa organica dedicata all’educazione non formale, riconoscendone il contributo alla crescita delle nuove generazioni e alla costruzione delle comunità educanti.

La legge valorizza il ruolo di tutti quei soggetti che, attraverso attività educative, ricreative, culturali, sportive e aggregative, accompagnano bambini, adolescenti e giovani nel loro percorso di crescita. In questo quadro si inseriscono anche gli oratori, realtà che da sempre rappresentano un presidio educativo stabile nelle comunità, luoghi di incontro, relazione e partecipazione per migliaia di famiglie.

Una cornice normativa

L’educazione non formale comprende tutte quelle attività che, pur svolgendosi al di fuori del sistema scolastico, perseguono finalità educative intenzionali e contribuiscono allo sviluppo della persona, delle competenze relazionali, della partecipazione sociale e della cittadinanza attiva.

Per molti anni queste esperienze hanno costituito una componente essenziale della vita delle comunità senza disporre di un quadro normativo unitario. La nuova legge interviene proprio su questo aspetto, riconoscendo il valore di un patrimonio educativo costruito nel tempo da migliaia di realtà diffuse sul territorio nazionale.

La proposta di legge, presentata dalla deputata Elena Bonetti e sottoscritta da numerosi parlamentari appartenenti a diversi gruppi, ha concluso il proprio iter parlamentare definendo i principi e i criteri ai quali dovranno attenersi i successivi decreti legislativi di attuazione.

Il valore degli oratori

La nuova normativa non istituisce il ruolo degli oratori, già riconosciuto dall’ordinamento italiano con la legge 1° agosto 2003, n. 206, che ne ha valorizzato la funzione sociale ed educativa. Il provvedimento compie però un ulteriore passo, inserendo gli oratori nella più ampia cornice dell’educazione non formale e rafforzando la loro possibilità di collaborare con le istituzioni nella costruzione delle politiche educative territoriali.

Tra i principi della delega viene infatti previsto il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore e degli enti religiosi che svolgono attività di oratorio o attività similari nelle iniziative educative sostenute attraverso la legge.

Questo coinvolgimento potrà avvenire attraverso gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione previsti dal Codice del Terzo settore. In concreto, significa riconoscere alle realtà educative del territorio un ruolo non soltanto nella realizzazione delle attività, ma anche nella lettura dei bisogni delle comunità e nella progettazione degli interventi insieme agli enti pubblici.

Per gli oratori si tratta di una prospettiva coerente con una storia educativa costruita quotidianamente attraverso la presenza accanto ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie.

Una responsabilità condivisa

Uno degli elementi centrali della legge è il riconoscimento dell’educazione come responsabilità condivisa tra scuola, famiglie, istituzioni e società civile organizzata.

Tra gli obiettivi del provvedimento vi sono il contrasto alla povertà educativa e all’esclusione sociale, il sostegno alle famiglie e la promozione del protagonismo delle nuove generazioni. Le attività potranno essere realizzate attraverso diversi contesti educativi, tra cui oratori, centri estivi, scuole, servizi socio-educativi territoriali e centri ricreativi.

Particolare attenzione viene dedicata ai bambini e ai ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali, con l’obiettivo di favorire una partecipazione realmente inclusiva alle opportunità educative, ricreative, sportive e culturali.

Scuole aperte e territori partecipi

Tra le disposizioni previste dalla legge vi è anche la possibilità per i Comuni di stipulare convenzioni per l’utilizzo degli spazi disponibili negli edifici scolastici al di fuori degli orari della didattica.

L’obiettivo è valorizzare gli spazi pubblici come luoghi a disposizione della comunità, favorendo attività educative, culturali, sportive e aggregative anche nei pomeriggi e nei periodi di sospensione delle lezioni.

Questa prospettiva può rafforzare la collaborazione tra scuole, enti locali, associazioni e oratori, promuovendo una rete territoriale capace di offrire maggiori opportunità di crescita ai ragazzi.

La legge prevede inoltre forme di partecipazione dei giovani nei processi consultivi e negli organismi dedicati all’educazione non formale, riconoscendo il loro contributo nella costruzione delle iniziative che li riguardano.

Le risorse e la fase attuativa

Per rendere operativa la delega saranno necessari i decreti legislativi che il Governo dovrà adottare entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge. Sarà questa fase a definire concretamente strumenti, procedure e modalità di attuazione.

Per il sostegno delle attività educative non formali sono previste risorse dedicate, pari a 3,5 milioni di euro per il 2026, 4 milioni di euro per il 2027 e 1 milione di euro annuo a decorrere dal 2028. A queste si affianca il Fondo per le attività socio-educative a favore dei minori destinato ai Comuni, con una dotazione di 60 milioni di euro annui.

La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare il riconoscimento normativo in opportunità concrete per i territori, garantendo che le realtà educative possano contribuire pienamente alla costruzione di comunità accoglienti e inclusive.

Una nuova fase

Per gli oratori e per NOI Associazione APS questa legge rappresenta un passaggio importante perché valorizza una presenza educativa che da sempre accompagna la crescita delle persone e delle comunità.

L’educazione non formale trova così una collocazione più chiara nel sistema educativo del Paese, riconoscendo il contributo di quei luoghi dove ogni giorno si costruiscono relazioni, si promuove la partecipazione e si educa alla cittadinanza.